hic et nunc

gettato nel mondo, per percepire sé stesso, senza altra finalità che non sia l’esistenza più pura; ‘divenire ciò che sei’ per ‘essere-nel-mondo’, libero di poter essere il futuro, attraverso uno sguardo colmo del passato, da vivere nell’ora: hic et nunc.

l’immagine fotografica si promuove messaggera di una visione del mondo che in quel mondo (e in quell’istante) si manifesta. la velocità del gesto tecnico fotografico si contrappone al lungo, continuo, incessante errare dell'ente che vuole ‘prendersi cura’ del mondo, in un processo di ‘fuga dell’esserci davanti a sé stesso, in quanto poter-essere-se-stesso autentico’ (Heidegger - Essere e tempo). una fuga angosciosa in cui ci si allontana dai tranquillizzanti enti intramondani, per appropriarsi di sé stesso. 
l’ambito volutamente circoscritto della ricerca, la Provincia, è propedeutico all’instaurazione dell’intimità con il mondo, alla ricerca di visioni solite che diventano ‘nuove’, disilluse, lontane dal percepire comune. ecco allora una nuova realtà che si manifesta, dis-velandosi agli occhi dell’essere, che può così divenire ciò che non è ancora.
è un dialogo elevato dunque quello con il mondo, sgravato dalle convezioni distraenti; lo scatto racconta la visione di un istante, mutevole nel tempo, il colore si inserisce nella monocromia, il formato quadrato si sostituisce a quello rettangolare, visioni oniriche in infrarosso si alternano a realtà più convenzionali. tutto è mutevole.
il tempo regola il mutare del mondo e l’essere ne fa parte, proiettandosi nel futuro per ripercorrere il passato nell’ora. la temporalità, quindi, scandisce la fuga ‘fuori’ da sé, definendo una direzione da seguire per l’incontro con il mondo, in un presente che ci mantiene vigili nella continua possibilità della decisione.


la possibilità dell’incommensurabile impossibilità dell’esistenza
Heidegger – Essere e Tempo


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